Il monumento a Don Bosco

 Dopo una marcia eseguita dalla banda salesiana, si scopre il Monumento, opera bellissima del bravo scultore Antonio Stuardi.  L’effetto è magnifico, l’entusiasmo al colmo. Il gruppo rappresenta Don Bosco con a lato un giovanetto sugli otto o nove anni, che il sacerdote stringe al suo fianco, ed un giovane adolescente Patagone, che prono bacia la mano al suo benefattore. La figura principale colpisce per la perfetta rassomiglianza nelle fattezze e per la posa naturalissima. Don Bosco è proprio lui vivo e parlante. La figura del giovanetto Europeo, in semplici, ma corrette vesti, esprime intensamente col suo sguardo venerazione e riconoscenza; quella del Patagone, ricoperta solo da una povera pelle di guanaco, è ugualmente piena di espressione. Tutto il gruppo spira un sentimento soave di benevolenza, di bontà e di pace spirituale; il che prova come l’artista abbia sentito nel suo intimo l’opera e la figura di D. Bosco. Il piedestallo, in granito roseo lucido delle cave di Baveno, è costituito da un dado, decorato agli angoli da quattro parastre scanalate e sopraornate di capitello a volute, sorreggenti la cimasa intagliata a robusti ovoli. Le quattro faccie sono ornate da riquadrature e due recano la data e la dedica stabilita. Lo zoccolo scaglionato, e con opportuni risalti nelle sagome ricorrenti all’intorno, accresce molta grazia e semplicità all’insieme. La composizione nella sua semplicità è armoniosa, e per usare una frase del gergo scultorio, fa bene da tutte le parti e fa molto onore al giovane artista. Il piedestallo sopraelevato ad un piano, a cui si accede per due gradinate laterali appositamente costruite, misura tre metri di altezza ed altrettanto ne misura il gruppo statuario, in guisa da raggiungere l’altezza complessiva di sei metri. L’idea svolta dallo scultore è la più semplice e la più significativa, inquantochè sintetizza in modo ammirabile l’opera di Don Bosco, la quale nel suo vero concetto è quella della redenzione morale ed intellettuale dei giovanetti poveri Europei e di quelli dei popoli selvaggi o semiselvaggi. Appena cessato il battimano della folla, il Presidente del Comitato si dice lieto di poter consegnare al Comune il Monumento del Grande, di cui ricorda l’opera civilizzatrice, e ringrazia i Cooperatori, gli Oblatori, l’Artista, col quale tutti si rallegrano dell’egregia sua opera. Il Sindaco Cav. Musso si dice fortunatissimo di ricevere in custodia l’opera eccelsa d’arte, ricordo d’un Grande, nelle cui sembianze verranno d’ogni parte a bearsi i suoi ammiratori. Segue la cantata d’inaugurazione, eseguita splendidamente dagli allievi dell’Oratorio Salesiano su musica del M.° Dogliani e poesia del Sac. G. B. Lemoyne. Parla commosso D. Rua a nome della Famiglia Salesiana, di cui esprime la gioia e i ringraziamenti al Comitato, alle LL. EE. i Vescovi, alle Rappresentanze di Torino, dell’Arte Sacra, delle Associazioni, ed all’egregio quanto modesto scultore Stuardi, che con tanta finezza d’arte ritrasse le sembianze del Padre D. Bosco, di cui ricorda l’opera religiosa, educativa e civilizzatrice. Elogia Castelnuovo, patria di Don Cafasso, maestro del Clero, di Don Bosco, di S. E. Mons. Bertagna, di S. E. Mons. Cagliero, Mons. Filipello, patria di adozione di S. E. Mons. Rossi, ai quali tutti, qui convenuti, manda un reverente saluto e ve ne unisce un altro al Comitato, che con tanto intelletto d’amore promosse e condusse a compimento l’opera.

(da: Bollettino Salesiano, Sommario di ottobre 1898)

Promotore della realizzazione del monumento commemorativo a Don Bosco fu don Giovanni Battista Rossi nel 1895, anno della sua nomina a vescovo e del suo trasferimento a Pinerolo dopo aver retto per venticinque anni la parrocchia di Castelnuovo. Il comitato organizzatore, presieduto dal sindaco Aventino Musso con l’appoggio del vescovo Rossi e dell’amministrazione municipale, lanciò la pubblica sottoscrizione per la raccolta dei fondi. Le adesioni varcarono i confini nazionali e al concorso parteciparono sedici artisti. La non facile selezione ad opera della commissione si concluse con lo scrutinio segreto da cui uscì vincitore il bozzetto dello scultore poirinese Antonio Stuardi, autore della Statua della Madonna del Rocciamelone. Il gruppo statuario di Castelnuovo, stilisticamente legato all’accademismo di fine secolo, incontrò verosimilmente il favore della commissione perché anch’esso presentava «un felice accoppiamento della plastica veristica ad uno squisito sentimento d’idealità a tendenza religiosa».

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