La vita

Giovanni Antonio Stuardi (1862-1938) fu uno importante scultore poirinese. Allievo di Odoardo Tabacchi all’Accademia di Belle Arti di Torino, Stuardi raggiunse la notorietà con il soggetto religioso intitolato Charitas, una delle opere più ammirate alla Promotrice torinese del 1889, acquistata dal re Umberto. E’ l’autore della bellissima statua della Madonna delle Vette sul Monte Rocciamelone, fusa nel bronzo nel 1899. Un’altra sua importante opera è il Monumento a Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco.

Gio. Antonio Stuardi nacque a Poirino nel 1862 ed è allievo del Tabacchi e del Belli. Egli trae l’ispirazione delle sue opere dalla fede cristiana e sa accoppiare in modo mirabile il sentimento religioso alla verità in una classica armonia di linee. Il gruppo “Charitas” è fra i suoi primi e più bei lavori; fu quello, direi cosi, che presentò lo Stuardi al pubblico, nei suoi sentimenti, nelle sue aspirazioni. A questo lavoro, acquistato dal Re, seguirono altri di non minore importanza: il Gruppo del Nazareno che accoglie i pargoli; il Timpano della Pentecoste, per l’ingresso della Chiesa di N. S. del Cenacolo; il Gruppo di angioli per l’altare maggiore di San Bernardino. Opera sua è il monumento innalzato a Don Bosco a Castelnuovo d’Asti, e vinto per concorso, nel quale il santo uomo viene rappresentato in atto di accogliere paternamente un fanciullo povero d’Europa e un selvaggio della Patagonia, sintetizzando così in questo gruppo tutta la vita di Don Bosco consacrata alla gioventù dei due Mondi. Ma il lavoro destinato a rendere il nome di Stuardi popolare doveva essere la bella statua della Madonna, protettrice dei confini della Patria, elevata, colle offerte dei bambini d’Italia, sull’ardua vetta del Rocciamelone. E lo Stuardi incurante dei disagi, che la grande opera richiedeva, si accinse al lavoro pieno di sublime entusiasmo e ci rappresentò l’Augusta Signora delle Alpi nevose che sorge dai monti, tutta circonfusa di maestà e di grazia in atto di accogliere maternamente fra le sue braccia i pellegrini che traggono a Lei.

(da: Guide Marini – AVGVSTA TAVRINORVM – Torino illustrata nelle sue cose e nei suoi cittadini, Torino 1898)

 Lo scultore Antonio Stuardi, autore del monumento a D. Bosco in Castelnuovo d’Asti, e della colossale Madonna del Rocciamelone, il cui modello in gesso fu centro a tante feste degli indigeni e dei bambini all’Esposizione dell’Arte Sacra e delle Missioni, è nato nel 1862 in Poirino, dove esordì come professionista con una statua di San Cristoforo per una cappella votiva. Questo lavoro ebbe fortuna; piacque non solo ai committenti, ma anche a quel pubblico devoto, alla cui immaginazione e al cui sentimento l’opera dello Stuardi, specialmente, era indirizzata. Per tale ragione lo Stuardi lavorò, fin d’allora, quasi sempre per chiese. E anche nelle opere per esposizioni, trattò per lo più temi d’ispirazione religiosa, nei quali riesce bene: perchè tra siffatto genere di soggetti e il modo di sentire del nostro artista, c’è una armonia, e la maniera sua riflette in certo modo la fisionomia della sua coscienza. Fra le migliori opere dello Stuardi noto le seguenti: il gruppo Charitas (stato esposto in una delle ultime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, e riesposto ora all’Esposizione di Arte Sacra, Sezione Arte Moderna), che rappresenta una monaca che assiste una moribonda, e contiene associate la veridicità dell’osservazione, e una grande spiritualità di espressione; il gruppo del Nazareno che accoglie i fanciulli (Sinite parvulus venire ad me), eseguito per commissione del munifico cav. Stara, che donò l’opera all’asilo di Vanchiglia per decorarne l’atrio; il Timpano della Pentecoste, per la porta della cappella delle Suore del Cenacolo (angolo dei Corsi Massimo d’Azeglio e Vittorio Emanuele II); le Statue di Angioli adornanti l’Altare maggiore della chiesa di San Bernardino alla Barriera di San Paolo, e simboleggianti il contributo dei chierici minori nella funzione della benedizione.

Giuseppe Cesare Barbavara

(da: “Arte Sacra” 1898, Editori Roux Frassati e C. – Torino)

Antonio Stuardi (nato a Poirino nel 1862), allievo prima del Tabacchi e poi del Belli, si è fatto assai notare e lodare per un felice accoppiamento della plastica veristica ad uno squisito sentimento d’idealità a tendenza religiosa. Egli è, dirò così, un po’ classico, un po’ romantico; quasi un manzoniano della scultura; in lui, lo scalpello è moderno, il sentimento è antico. Frutto dell’arte sua, che l’intelligentissimo A. Rizzetti ben chiamò « buona e severa » furono: il gruppo Charitas acquistato dal Re, un vero gioiello , che per poco non fu l’opera più importante della Esposizione del 1889; Fior di campagna, busto di valsesiana, d’una bellezza e veridicità parlanti ; due altri busti, uno in bronzo, Savoia! rappresentante un bersagliere che manda lo scuotente grido di guerra; l’altro in marmo. Monaca altrettanto espressivo del sentimento di religione, quanto Fior di campagna è della vita nell’aura libera dei campi. Lo Stuardi è certamente , quantunque non si possa assegnarlo a scuola alcuna con precisione, un artista con carattere proprio, tecnicamente abilissimo.

(da: A. Stella – Pittura e Scultura in Piemonte 1842-1891, Catalogo Cronografico Illustrato della Esposizione retrospettiva 1892 1893, Ditta G. B. Paravia e Comp. – per cura della Società Promotrice delle Belle Arti nel 50° anno di sua fondazione)

Antonio Stuardi, nato a Poirino nel 1862, fu allievo del Tabacchi e poi del Belli nell’Accademia Albertina di Torino. È notevole in lui la facilità, con cui sa accoppiare lo studio del vero ad uno squisito sentimento d’ideale religioso, prezioso vanto per un artista ai tempi nostri, in mezzo alla caterva di coloro che, dipartendosi da ogni nobile ideale, hanno disposato unicamente il vero e questo vero bene spesso così deforme, che ci offrono le più strane e ributtanti cose di soggetto ozioso e lascivo, da sembrare che pel brutto e pel male abbiano una speciale predilezione. Dello Stuardi fu detto essere un po’ classico e un po’ romantico, quasi un manzoniano della scultura; in lui lo scalpello essere moderno e il sentimento antico. […] Lo Stuardi, sebbene non si possa con precisione assegnare ad una determinata scuola, è un artista di carattere proprio e di una abilità tecnica incontestabile.

(da: Bollettino Salesiano, Sommario di ottobre 1898)

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